La JEPSSEN nasce nel 1984, alle soglie del terzo millennio, da
un'idea rivoluzionaria della fondatrice Marina Taglialavore, con
un unico ed importante obiettivo: creare una nuova tecnologia
capace di estendere le potenzialità umane per migliorare
la qualità della vita.
Questo obiettivo trae
origine da diverse constatazioni sia “filosofiche”
sia di mercato:
• le conoscenze scientifiche, in special modo quelle legate
all’elettronica, negli ultimi decenni hanno avuto un enorme
sviluppo;
• malgrado esse siano cresciute a dismisura non hanno generato
soluzioni unitarie che ponessero le basi per un “nuovo concetto
di tecnologia”, destinata non più a singole applicazioni
ma capaci di contenere tutte le soluzioni possibili riconducibili
alla sfera delle attività umane;
• l’uomo, nella sua costante evoluzione, aumentando
le conoscenze ha sempre immaginato nuovi scenari, nuovi modelli
di vita e nuovi strumenti da impiegare per migliorare la propria
qualità di vita; proprio questa continua esigenza di evoluzione
gli ha fatto ipotizzare, nei romanzi o nei film di fantascienza,
l’uso di una unica tecnologia in grado di fare tutto;
• culturalmente l’uomo era pronto a comprendere il
suo futuro ma, paradossalmente, non le aziende di elettronica.
La JEPSSEN nasce con
l’obiettivo di soddisfare l’esigenza originale materializzando
l’idea di un’unica tecnologia in grado di generare
tutte le applicazioni, per un uso personale, familiare o lavorativo.
Le
scelte e gli orientamenti seguiti da Jepssen per il conseguimento
di questo obiettivo sono confluiti nel progetto, denominato “Total
Project”, i cui must si possono così riassumere:
• qualsiasi apparecchiatura elettrica ed elettronica deve
potere essere gestita da un unico controllore;
• tecnologia assolutamente modulare composta da una infinità
di “mattoni” (componenti hardware/software e apparecchiature
elettriche ed elettroniche che risolvono le problematiche più
svariate) utilizzabili singolarmente o integrabili a piacimento
da subito o in qualsiasi altro momento, per ottenere sempre nuove
e più complete soluzioni;
• tutti i moduli prodotti dalla Jepssen devono avere un
costo estremamente contenuto, tale da sconsigliare qualsiasi altra
soluzione tecnologica precedente, per far emergere il valore etico
del progetto e per consentirne una immediata e capillare diffusione.
La logica del “modello
unitario”, quindi, vuole superare l’assioma che vede
ogni prodotto come un universo chiuso, capace quindi di effettuare
una od un limitato numero di applicazioni, sfruttando invece al
massimo le potenzialità intrinseche di ciascun modulo e
rinnovando, secondo esigenze infinite, le possibilità di
utilizzo.
I principali vantaggi
esprimibili dall’applicazione del modello unitario:
• l’interazione e l’integrazione massima dei
“mattoni tecnologici”: il risultato della somma delle
potenzialità dei singoli componenti risulta costantemente
superiore a quello che otterremmo acquisendo le singole e distinte
capacità operative. Un sistema unitario consente cioè,
di fare sempre più cose di quante non si potrebbero fare
se utilizzassimo apparecchi dedicati per ciascuna funzione e di
adattarsi alle mutate esigenze dell’utilizzatore, modificandolo
costantemente ogni quando volta diventi utile, vantaggioso o necessario.
• i considerevoli vantaggi economici dovuti all’economia
apportata dall’eliminazione di molti componenti comuni.
Notevole è, infatti, il valore etico della rivoluzione
tecnologia proposta da Jepssen. Nessuno era in grado di acquistare
i singoli “mondi chiusi” per ogni applicazione (di
fatto il consumatore rinunciava ad avere tutto, in quanto impossibilitato
economicamente ad acquistarlo), con Jepssen, adottando la tecnologia
unitaria ottiene una “implosione dei costi”, tutte
le applicazioni non si acquistano, si ottengono “gratuitamente”
dalla semplice combinazione dei vari mattoni. |